06/02/2010

Sicurezza, lavoro nero, immigrazione

Per gli immigrati irregolari è più facile trovare lavoro, ma si tratta quasi sempre di lavoro nero, pagato meno e con turni più pesanti. Lo rivela l'indagine "Sicurezza, lavoro nero, immigrazione" condotta da Tito Boeri per la Fondazione De Benedetti e l'Università Bocconi di Milano. L'economista ha anticipato i primi risultati (ma i dati sono ancora in lavorazione) intervenendo al Forum nazionale salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, organizzato venerdì a Bologna dalla Fondazione Alma Mater. La percentuale degli irregolari che lavorano si avvicina al 90%, ed è superiore a quella dei regolari (comunque sopra l'80%). Nel 68,2% dei casi, però, chi non ha i documenti è soggetto a lavoro nero. "Il 40% degli irregolari guadagna meno di 5 euro all'ora, mentre fra i regolari la percentuale scende al 10%", spiega Boeri, "ma chi non è in regola fa turni più pesanti: il 38,1% ad esempio lavora di notte".

L'indagine, secondo l'economista, è "la prima rappresentativa in Italia, perché non è basata sull'anagrafe né su chi accede alle strutture d'emergenza". I dati sono stati raccolti attraverso 1.037 interviste in otto città italiane ad alta densità migratoria (fra cui Milano, Bologna e Rimini). I ricercatori hanno selezionato casualmente alcuni edifici nelle zone più abitate dagli stranieri, entrando direttamente nelle loro case. "Abbiamo scoperto che gli irregolari sono il 30% (a Bologna il 20%)", aggiunge Boeri, "fra persone in attesa di rinnovo del permesso di soggiorno, persone con documenti transitori e altri che non hanno mai avuto documenti".

"Gli immigrati irregolari continuano ad arrivare in Italia perché sanno che troveranno lavoro, anche se in nero", spiega l'economista. "D'altro canto molti datori di lavoro sanno che a loro possono chiedere turni più pesanti pagandoli meno, mentre la probabilità di una sanzione è molto bassa. E sanno anche che prima o poi arriverà una sanatoria". Si spiega proprio con il lavoro nero, secondo Boeri, il dato relativo alle morti bianche, che aumentano fra gli stranieri (+8% dal 2005 al 2007) e calano fra gli italiani. Anche il presidente dell'INAIL, Marco Fabio Sartori, aveva rimarcato quest'anomalia durante la presentazione dell'ultimo rapporto infortunistico 2008. "L'incidenza infortunistica è più alta tra gli stranieri", ha detto Sartori, "perché questi lavoratori vengono spesso impiegati in settori più a rischio, connotati da una forte componente manuale ma senza un'adeguata formazione professionale".

Per cercare di ovviare a questa situazione c'è bisogno innanzitutto di un cambiamento culturale forte. Ed è proprio questo l'obiettivo del progetto di ricerca dell'Università di Bologna e Alma Mater. "Tutto è nato da un colloquio con il presidente Napolitano, quando è stato ospite del nostro ateneo", spiega il presidente della fondazione Walter Tega. "Abbiamo creato tre tavoli tematici (normativa, salute e sicurezza, sistemi di gestione) per costruire un modello di gestione della sicurezza e identificare le aziende virtuose". "Il fenomeno degli infortuni sul lavoro è in costante diminuzione", aggiunge il direttore regionale dell'INAIL, Alessandro Crisci, "ma non siamo ancora in linea con l'obiettivo europeo del calo del 25% nel quinquennio 2008-2012: per questo è necessaria un'accelerazione. Il progetto della Fondazione Alma Mater va nella direzione giusta, perché unisce le eccellenze dell'università e delle aziende". Nel campo della sicurezza serve quindi "un cambiamento culturale", ovvero "far capire alle aziende che la prevenzione degli infortuni conviene", aggiunge Crisci. "Uno dei modi per riuscirci è riconoscere e valorizzare le imprese che si impegnano nel campo della sicurezza".

(RedSoc/ Emilia Romagna)

05/02/2010

Convenzione Onu, Kosa: "Serve la ratifica di tutti i 27 stati membri"

"La ratifica, da parte di tutti i 27 Stati membri dell'Unione Europea, della Convenzione Onu sui dritti delle persone con disabilità. L'adozione del Patto per la disabilità da parte dell'Ue. Recepire e ascoltare le istanze di tutte le categorie di disabili, dai non vedenti ai non udenti alle persone con disabilità motorie e intellettive". Così - parlando con la lingua dei segni - Adam Kosa, l'eurodeputato ungherese sordo neoeletto primo presidente disabile nella storia dell'intergruppo per la disabilità al Parlamento Europeo, spiega le priorità del suo mandato.

"La ratifica dell'Ue come entità a sé stante della Convenzione è stato un grande successo", dichiara Kosa, "però finché tutti i Paesi che fanno parte dell'Unione Europea non la ratificheranno a loro volta, l'Ue non depositerà la sua ratifica all'Onu. Prima di poter cominciare ad agire come intergruppo dobbiamo eleggere i sette vice presidenti dell'intergruppo e dare loro i rispettivi portafogli. Sicuramente ci sarà un vice presidente con delega hai trasporti, perché quello è un settore in cui abbiamo vinto molte battaglie ma la guerra non è ancora finita". Kosa invece non si è espresso sull'eventualità di trasformare l'intergruppo in una vera e propria Commissione parlamentare.

Al cocktail di apertura dell'intergruppo per la disabilità all'Europarlamento per la nuova legislatura, Kosa (che fa parte dei Popolari Europei), ha però sottolineato che quando si parla di disabilità si devono trascendere gli schieramenti politici e non si devono fare distinzioni di destra o sinistra. "Benvenuti nel nuovo mondo", ha esordito Kosa nel suo discorso inaugurale, "in un mondo in cui anche chi parla con la lingua dei segni ha il diritto di esprimersi. Oggi i disabili possono fare tutto se viene data loro la possibilità di vivere nelle proprie comunità". L'intergruppo per la disabilità conta oltre 80 eurodeputati ed è uno degli intergruppi parlamentari più vecchi presenti in Parlamento Europeo. È infatti stato istituito, per la prima volta, già nel 1980. Gli eurodeputati italiani che ne fanno parte sono Claudio Morganti e Lorenzo Fontana (Eld), Luigi De Magistris e Niccolò Rinaldi (Alde), Salvatore Iacolino (Ppe) e Vittorio Prodi, Debora Serracchiani e Patrizia Toia (Sd).

(Fonte: Redattore Sociale)

04/02/2010

Niente nomi nel registro delle protesi mammarie

“Niente nomi nel registro delle protesi mammarie"
Mauro Paissan, componente del Garante privacy, sul ddl governativo
“Il Garante privacy non potrà certo dare il proprio consenso all'istituzione di un registro nominativo delle donne che si sottopongono a interventi di impianto di protesi mammarie". Mauro Paissan, componente dell'Autorità per la protezione dei dati personali, interviene sul disegno di legge governativo relativo alla chirurgia estetica al seno.

“Nulla da dire, ovviamente, sull'intento di contrastare la banalizzazione di questi interventi chirurgici, di promuoverne un adeguato monitoraggio e di proteggere in particolare le ragazze. Ma tutt'altra cosa – sottolinea Paissan – è dar vita a una sorta di schedatura nominativa di chi ricorre a queste protesi, magari in seguito a una patologia tumorale al seno. Il controllo del fenomeno della chirurgia plastica può essere attuato rispettando rigorosamente l'anonimato delle persone coinvolte e utilizzando codici e strumenti statistici. E' in gioco, con l'anonimato, la stessa dignità delle persone. A quando, altrimenti, tanti registri per altri tipi di patologie e di interventi terapeutici?".

Paissan apprezza infine il fatto che “il Governo abbia chiesto al Garante un parere formale sul disegno di legge, parere che verrà dato quanto prima".

Al cinema dal Garante

Al cinema dal Garante, ovvero come utilizzare il cinema per promuovere la tutela della privacy. É l'iniziativa rivolta agli studenti con la quale l'Autorità Garante per la privacy ha deciso di celebrare la Giornata europea della protezione dei dati personali, che cade il 28 gennaio di ogni anno (vedi la pagina del Consiglio d'Europa per informazioni su tutte le iniziative previste).

Obiettivo del progetto, denominato "Cinema & Privacy", è quello di sensibilizzare i giovani sul valore della protezione dei dati personali nella società contemporanea e sulla necessità di imparare a tutelare la propria vita privata.

L'iniziativa prevede - a partire dal 28 gennaio e fino al 2 febbraio presso la Sala Convegni dell'Autorità, in Piazza Monte Citorio 123 - quattro mattine di proiezioni di film che affrontano il tema della privacy sotto diversi aspetti.

Si inizia con "Gattaca", che affronta il tema dell'uso dei dati genetici, per passare a "La finestra sul cortile", sul tema del voyerismo, a "Le vite degli altri", che tratta il tema del controllo totalitario, e finire con "Minority report", su un futuro dominato dalla tecnologia e dai sistemi di sorveglianza.

Alle proiezioni parteciperanno gli studenti di alcune scuole superiori della Capitale chiamati dall'Autorità a discutere e confrontarsi.

Ciascun film verrà introdotto da uno dei quattro Garanti e da un video appositamente realizzato dall'Autorità per raccontare, anche qui con l'aiuto del cinema, le piccole e grandi "invasioni" della nostra sfera privata.

Il video raccoglie infatti spezzoni e sequenze di diversi film che direttamente o indirettamente affrontano i temi della privacy, vista nei suoi aspetti più quotidiani, in quelli più altamente tecnologici, fino a quelli più futuribili e inquietanti.

03/02/2010

NOMINA DA PARTE DEL COMMITTENTE DEL RESPONSABILE DEI LAVORI NEI CANTIERI

NELLA RISPOSTA AD UN QUESITO RIPORTATA NELL'AREA DEL PROPRIO SITO RISERVATA ALLE FAQ, IL MINISTERO DEL LAVORO SI È ESPRESSO IN MERITO ALLA NOMINA DA PARTE DEL COMMITTENTE DEL RESPONSABILE DEI LAVORI NEI CANTIERI TEMPORANEI O MOBILI. LA NOMINA È FACOLTATIVA, È OGGETTO DI UN CONFERIMENTO FORMALE, DEVE INDICARE I PRECISI COMPITI ATTRIBUITI E RIENTRA NELL'AMBITO DELLA DELEGA DI FUNZIONI.

     Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nella risposta ad un quesito riportato in un'area dedicata alla sicurezza sul lavoro inserita nel proprio sito ha espresso il proprio parere in merito alla designazione da parte del committene del responsabile dei lavori nei cantieri temporanei o mobili, ai sensi delle disposizioni dettate dal D. Lgs. n. 81/2008 così come modificato dal D. Lgs. n. 106/2009.


     Nella citata risposta il Ministero del Lavoro, nel ribadire che la figura del responsabile dei lavori, in base all’art. 89 comma 1, lett. c) del D. Lgs. n. 81/2008  è quella di un soggetto che può essere solo eventualmente presente nel cantiere, ha evidenziato che il committente, così come affermato dalle disposizioni di legge oltre che da numerose pronunce giurisprudenziali, è il perno attorno al quale ruota la sicurezza nel cantiere edile e che lo stesso può essere esonerato dalle responsabilità soltanto con la nomina di un responsabile dei lavori e nei limiti dell’incarico a questi conferito, così come specificato dall’art. 93, comma 1 ai sensi del quale “il committente è esonerato dalle responsabilità connesse all’adempimento degli obblighi limitatamente all’incarico conferito al responsabile dei lavori”.


   

Quanto sopra detto, sostiene il Ministero, si evince con certezza dal combinato disposto degli articoli 89, comma 1, lett. c) e 93, comma 1 dalla lettura dei quali emerge la necessità di un conferimento di un incarico formale in cui, ai fini dell’operatività dell’esonero dalle responsabilità del committente, devono essere specificati con chiarezza i compiti che il committente stesso intende trasferire al responsabile dei lavori. Tale incarico, sostiene ancora il Ministero del Lavoro, deve essere inoltre necessariamente, anche se implicitamente, trasfuso in un atto scritto nel quale venga precisato la natura e l’estensione dell’incarico stesso e dei compiti affidati.
     Per quanto riguarda la forma e le modalità di conferimento dell'incarico il Ministero del Lavoro, pur non ritenendo applicabile al caso in esame la norma di cui al citato art. 16 del D. Lgs. n. 81/2008 in quanto lo stesso si riferisce esplicitamente all'istituto della delega di funzioni da parte del datore di lavoro e non del committente, ha sostenuto, stante la non sovrapponibilità della disciplina  degli obblighi datoriali a quella degli obblighi del committente, che la questione in esame debba essere comunque inquadrata, alla luce delle nozioni di elaborazione dottrinale e giurisprudenziale, nel più generale contesto dell'istituto della delega di funzioni in una materia presidiata da sanzioni penali, istituto al quale il titolare originario di una posizione di garanzia può ricorrere allorché intende attribuire ad altri soggetti,  con atto formale, determinate funzioni ed adempiere in tal modo ai suoi doveri di diligenza per il tramite del soggetto delegato. 


     "Ai sensi di copiosa e ormai risalente giurisprudenza", conclude il Ministero del Lavoro nella risposta al quesito, "la delega di funzioni, nel cui ambito, come si è visto, rientra l’incarico di responsabile dei lavori, ai fini della propria validità deve presentare determinati requisiti, oggettivi e soggettivi, di validità, che si possono sinteticamente enucleare, oltre che nella forma scritta e nella specificazione puntuale delle attribuzioni e dei compiti del responsabile, risultanti come visto dal combinato disposto degli artt. 89, c.1, lettera c) e 93, nella tempestività della nomina stessa in relazione agli adempimenti da osservarsi, nella certezza della sua provenienza, nell’attribuzione di autonomi poteri deliberativi, con autonomia decisionale e di gestione ed adeguata disponibilità economica e di mezzi materiali; la stessa deve, inoltre, essere conferita ad un soggetto che abbia capacità e idoneità tecnica sufficienti e da questi accettata".

 

La risposta del MLPS al quesito sulla nomina del responsabile dei lavori
Le FAQ al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Trattamento dati sensibili in materia di salute e sicurezza

Il Garante per la protezione dei dati personali ha emanato le nuove autorizzazioni al trattamento dei dati sensibili e giudiziari anche in materia di salute e sicurezza sul lavoro pubblicate sulla Gazzetta ufficiale n. 13 del 18 gennaio 2009.

Tali autorizzazioni saranno efficaci per diciotto mesi ovvero dal 1° gennaio 2010 sino al 30 giugno 2011.

L’ambito di applicazione riguarda il rilascio delle autorizzazioni:

  • alle persone fisiche e giuridiche, alle imprese, anche sociali, agli enti, alle associazioni e agli organismi che sono parte di un rapporto di lavoro o che utilizzano prestazioni lavorative anche atipiche, parziali o temporanee, o che comunque conferiscono un incarico professionale alle figure indicate.
  • ad organismi paritetici o che gestiscono osservatori in materia di lavoro, previsti dalla normativa comunitaria, dalle leggi, dai regolamenti o dai contratti collettivi anche aziendali;

L’autorizzazione riguarda anche l’attività svolta:

  • dal medico competente in materia di igiene e di sicurezza del lavoro, in qualità di libero professionista o di dipendente o di strutture convenzionate;
  • dal rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, anche territoriale e di sito;
  • da associazioni, organizzazioni, federazioni o confederazioni rappresentative di categorie di datori di lavoro, secondo determinati fini.
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fase.png TRATTAMENTO DATI SENSIBILI IN MATERIA DI SALUTE E SICUREZZA
Nuove autorizzazioni del Garante - (28 KB)